Il 14 aprile, con un sold out annunciato ben due mesi prima, è andato in scena all’Alcatraz di Milano la prima data del tour “Essere Umani” dei Bluvertigo. Tra consensi e considerazioni della stampa a risaltare è il: “Non”.
di Daniela Chessa
1- NON ce lo aspettavamo così potente, musicalmente e scenicamente, l’inizio è significativo ma fin qui il “non” è ancora innocente, descrittivo. Non eravamo più abituati ad assistere ad un vero spettacolo musicale. Oggi lo spettacolo è extra-musicale, è immagine, narrazione, gossip. Ma poco dopo emerge che questo è uno spettacolo musicale dove a fare spettacolo è la musica, e quando torna la musica, disorienta. E’ finalmente qualcosa che ci ha stupiti, siamo turbati. Non un turbamento estetico ma percettivo, non si riconosce ciò che si sta vedendo.
2- NON circola nulla di simile in Italia, né “altrove”. Strano, canzoni scritte 20/30 anni fa che oggi risultano ancora più interessanti. Musica originale, varia, piena di idee. Il compositore? Morgan, l’inadeguato (giudizio tecnico), l’irregolare ((giudizio normativo), l’eliminabile (giudizio politico)
3- NON ammettiamo che di Morgan diciamo ogni cosa ma non che è un artista sensibile e intelligente. Il sistema ha messo in moto una rimozione attiva da parte di pubblico/critica/media, soggetti con cui ha prodotto l’ignoranza collettiva. Ora si smaschera con precisione Morgan non si critica ma si neutralizza, non gli si vieta di essere un grande artista ma di dirlo.
4-NON è una performance ma un paradosso: lui sul palco chiede scusa, si assume responsabilità, e, mentre suona tutti gli strumenti, il sistema non lo chiede a lui.
Non è nessuno, non è certo, non dovrebbe, non doveva, non è, non è più, non è mai stato…
Non è una semplice negazione ma un’istituzione di un campo semantico.
Chi ha visto il concerto non dice “Morgan non è…”, ma vede che tutto ciò che viene detto su Morgan passa attraverso la negazione. Ma NON come parola, non più linguaggio, ma meccanismo di esclusione, struttura. Il “NON” è diventato etichetta sociale, dispositivo mediatico, filtro percettivo a ciclo continuo per mezzo del quale non è stato distrutto, ma costruito per sottrazione, quindi progressivamente svuotato: un’erosione della sua identità pubblica. A furia di ripetere il “non è” si è ottenuto un “non esiste”.
Morgan è di tutti il NON.
5- NON siamo capaci di parlare dei suoi testi, non li abbiamo mai considerati, eppure emerge chiaramente che le sue opere esistano, ma non entrano nel discorso. Da ‘Altre forme di vita’ ad ‘Altrove’, da ‘Rutti’ a ‘Le brutte Intenzioni’. Lui scrive testi veri da quando ha cinque anni, pubblica libri di poesia, lotta nella TV pubblica per portare la canzone d’autore nel calderone generalista, ma non lo chiamano uomo di cultura. Su di lui il giudizio precede l’analisi e se nelle canzoni dei Bluvertigo c’è filosofia, politica, amore, letteratura, umanità, critica, invenzione, ironia, coraggio, chi se ne frega, sono di Morgan, quindi NON.
6- NON è in atto una semplice critica a Morgan ma un processo di costruzione negativa dell’identità pubblica attraverso omissione dei meriti, riduzione degli incarichi, ripetizione delle critiche e delle negatività. Il risultato è una figura definita non per ciò che fa, ma per ciò che viene impedito di riconoscere. Ecco perchè il concerto finisce così: il pubblico lo vede, reagisce ma il discorso collettivo non può permettersi di dirlo..
7- NON solo i Bluvertigo ieri sera hanno suonato un semplice revival del loro repertorio, la parte più leggera del loro repertorio, NON quella più estrema e interessante (a parte il Dio Denaro e Miscugli) ma abbiamo assistito a due “monologhi” di una densità ed una forza impressionanti, teatro canzone che non fa nessun altro, quasi proclami politici in rima con un linguaggio comprensibilissimo, a base etica, pieni di umorismo e di critica, che Morgan scrive poco prima di salire sul palco e legge con l’entusiasmo della prima volta. Qualcuno lo capisce ? No, è Morgan, non parlare, canta! Non è una critica: è un ordine, un comando sociale, non una semplice frase fastidiosa perché in questa storia rappresenta la più grande violenza che si possa fare a questo artista. Significa: riduzione dell’artista a funzione, rifiuto della parola pensante, accettazione solo della prestazione.
È una forma di censura incessante: non ti vieto di esistere, ti riduco.
8 – Il tempo NON ha consumato questa musica ma la ha rivelata, perchè il presente non produce ma impoverisce. Questo concerto non è nostalgia, è regressione culturale del presente.
9 – NON si può immaginare dove sarebbe oggi Morgan e dove sarebbero i Bluvertigo se lo avessero lasciato in pace in questi ultimi vent’anni, senza molestarlo, ma soprattutto non si sa dove avrebbe portato tutti noi. La domanda è: siamo ancora in tempo? Se sì, allora cogliamo la Reunion dei Bluvertigo per ripartire da dove era stato interrotto, tornando in studio di registrazione con la band come orchestra diretta dall’autore dei brani, come è stato per tutti e tre gli album di questo gruppo, quando l’anima che li metteva in funzione non era messa in discussione a priori, ma giudicata una volta terminati i lavori.
10 – Non appena finito tutto, al centro c’era ancora un NON..
NON ci siamo.



