L’anteprima stampa a Roma promuove il cast azzeccatissimo e la nuova Vaiana, ma l’effetto “studio” e la totale mancanza di novità lasciano l’amaro in bocca.
di Daniela Chessa
Ieri a Roma si è tenuta l’anteprima stampa del live-action di Oceania, e l’impressione generale è decisamente positiva, soprattutto per chi ha amato il classico d’animazione.
Il vero punto di forza della pellicola è il cast: la scelta degli attori principali si è rivelata azzeccatissima. I protagonisti non solo ereditano il carisma dei personaggi originali, ma rimangono incredibilmente fedeli allo spirito e alla fisionomia del film animato. La nuova attrice che interpreta Vaiana (Moana) buca lo schermo: è bravissima, magnetica e perfettamente in parte, capace di reggere sulle spalle il peso dell’intera avventura.
Visivamente il film è spettacolare, ma la scelta della regia è stata quella del totale rispetto dell’originale. La sceneggiatura e le scene sono praticamente identiche al film d’animazione del 2016. Ogni inquadratura iconica, battuta e snodo di trama viene riproposto quasi fotogramma per fotogramma. Se da un lato questo lascia poco spazio a vere e proprie sorprese o novità narrative, dall’altro garantisce un’operazione nostalgia potentissima.
Se il cast e la fedeltà all’originale convincono, non mancano però le note dolenti, a partire dalla resa visiva degli ambienti. Nonostante la natura incontaminata e l’oceano siano i veri co-protagonisti della storia, le location non sono state affatto valorizzate. Il film soffre di una forte artificialità: l’impressione costante è che sia stato realizzato quasi interamente all’interno di uno studio, abusando di schermi verdi o pareti digitali. Manca quella profondità, quel respiro e quella luce naturale che avrebbero potuto rendere i paesaggi della Polinesia davvero vivi e immersivi.
Questo si lega al limite più grande dell’operazione: la totale assenza di novità. Il live-action si adagia pigramente sul materiale d’origine, senza aggiungere alcun valore aggiunto o un “plus” che giustifichi davvero questo rifacimento. Non c’è un approfondimento sui personaggi, una sottotrama inedita o una reinterpretazione visiva che dia un senso di freschezza. Alla fine, ci si trova davanti a una copia carbone che fa sorgere spontanea una domanda: perché guardare questa versione se si può semplicemente rimettere play sul capolavoro d’animazione?


